Homepage Archeofuturibile Immagini dal futuro Foto Aforismi Video Biografia Ringraziamenti e contatti Concorso per le scuole HomepageL’archeofuturibile: oltre il termine Mi rendo conto che una mostra di dipinti, anche piena di contenuti intellettuali che voglia essere, è un evento culturale sopravanzato dall’impatto che i grandi mass media hanno nella nostra vita di tutti i giorni. L’annientamento dei sensi che comporta questa esposizione continua ad elevati volumi di immagini e suoni, potrebbe far passare inosservata anche la più rilevante delle esposizioni.Questa analisi del cambiamento della società indotta dai media, era già presente nei decenni che ci precedono.Già sul finire degli anni sessanta l’artista, nella sua posizione di subalternità, stretto nell’angolo, ha cominciato ad escogitare maniere per infrangere la barriera dei mezzi di comunicazione, i quali si alimentano di logiche proprie, più che altro legate al momento, alla contingenza. Nella società del provvisorio, l’artista, sembrava avere una sola strada: creare scalpore, sensazione, sconcerto, scandalizzare, nelle maniere più disparate e talvolta disperate, in quanto l’opera d’arte esiste di per sé e fintantoché viene comunicata. Venivano fuori così le cosiddette installazioni, le performance artistiche, labirinti in plastica trasparente all’interno dei quali correvano formiche, pezzi di mucca tagliati e imbustati, e quanto di ulteriormente disgustoso e raccapricciante. Mi pare che tutto questo abbia poco a che fare con l’arte e più con lo spettacolo, se proprio vogliamo. La forza sovversiva nei confronti di una società incatenata da legami storici, culturali religiosi che il futurismo ed altri movimenti del primo novecento, fino agli anni trenta, erano riusciti ad esprimere, si andava esaurendo in una ipotesi di schemi ripetitivi sino ai nostri giorni senza esprimere nulla che possa avere carattere di vera novità.Il fatto è che mi trovo, tutto sommato, d’accordo con l’analisi che ha portato all’esaurimento di una concezione, per così dire, “tradizionale” dell’arte, se non fosse che sono le soluzioni, molto spesso a non trovarmi d’accordo.L’arte non è l’oggetto principale di ciò che voglio comunicare, se fosse così, ciò renderebbe relativo ogni contenuto e possibile ogni aberrazione. Invece per me l’arte deve indicare una strada futura utile allo sviluppo della civiltà e della sensibilità umana, quindi un futuro che abbia come fine l’elevazione dello spirito umano; e per elevazione intendo, naturalmente, l’avvicinamento a Dio. I molti segnali sociali, culturali e psicologici, ma anche più propriamente climatici, ecologici e geologici mostrano chiaramente come ci troviamo ai confini di un mondo che sarebbe vicino all’epilogo, impone delle riflessioni “terminalistiche” tanto per prendere ironicamente in prestito un vocabolo utilizzato nel linguaggio ferroviario e portuale. Da un lato infatti la civiltà umana sembra un treno impazzito che aumenta sempre più la velocità, ma che sta per giungere al capolinea e già intravede l’impatto devastante. Dall’altro ci impone una riflessione sul fine della vita, che per me è l’elevazione dell’uomo in maniera da essere pronto a questo appuntamento.L’archeofuturibile descrive il momento finale in cui l’esistente si ricongiunge con i primordi; tale superamento della storia implica che ci sarà un tempo in cui ogni tempo sarà uno stesso tempo. Oltre questo momento cruciale, ecco la descrizione di una mondo archeofuturibile nell’istante in cui quanto conosciamo dell’attuale, ha avuto il suo epilogo.Benedetto Casellidi Stefano PapettiDa tempo, nonostante la giovane età, Benedetto Caselli persegue con coerenza unproprio itinerario spirituale ed artistico, volto alla definizione di un universo ideale in cuiil passato con le sue grandi tradizioni culturali si incontra con la contemporaneità senzagenerare conflitti apparenti.Non è un caso poi che la mostra delle opere dell’artista sambenedettese venga ospitatanel percorso archeologico del Palazzo dei Capitani del Popolo di Ascoli Piceno proprionegli stessi giorni in cui, al piano superiore, è allestita la mostra “Futurismo inedito” cheindaga gli sviluppi del movimento marinettiano nell’Ascolano e nelle Marche.Le stratificazioni archeologiche di edifici romami, medievali e rinascimentali, letteattraverso un itinerario diacronico che si dipana lungo vari secoli della vita cittadina,ospitano le utopie dipinte da Caselli con grande sapienza tecnica ed il risultato di questomelange fra passato e presente risulta quanto mai suggestivo, evocativo di atmosferesurreali nelle quali è bello smarrirsi."La prospettiva etica di un mondo superiore" di Domenico NasiniL’osservazione dei quadri di Benedetto Caselli ha sempre suscitato in me una sorta diserena distensione dell’anima, un senso di bellezza che traluce dall’armonia in cui sonoimmerse le figure umane. Il suo Eden archeofuturibile è sospeso tra scultura e natura.Gli edifici, infatti, sono sculture abitate che ascendono in vertiginosa verticalità, spessosormontate da giardini pensili, i cui alberi rastremati nella loro solitaria elevazioneesprimono a un tempo la tensione dell’uomo verso il divino. D’altronde il suo richiamoalla bellezza antica, che emerge dalla lettura dei suoi aforismi, altro non è che inesaustaricerca della bellezza nell’accezione più nobile del termine, cioè come autorivelazionedel divino che si manifesta nella radiosità genesiaca dei suoi paesaggi, la cui purezza èquella colta con lo sguardo del bambino Emmanuel “che conosce la verità”. Alla odiernaframmentazione della realtà che produce solo schegge indecifrabili, Benedetto Casellipreferisce il sentimento della misura e dell’armonia, senza le quali il mondo nella suatotalità non è più comprensibile, perché il singolo frammento è, secondo la sua definizione,“come riflesso distorto di un mondo superiore del quale non riusciamo che acogliere un breve segmento”. Per ricomporre l’unità della visione egli vagheggia una“prospettiva etica” riallacciandosi all’“arte antica”, in opposizione a “certa arte contemporanea”che ne ha smarrito il senso.Di fronte a un mondo che procede con celere insipienza verso il capolinea egli tenta diinvertire il senso di marcia con gli strumenti dell’artista, dipingendo un mondo archeofuturibileimmerso in ampi spazi di profonda quiete ed armonia, dove egli coltiva ancheil giardino dell’anima, archetipo della vita, contatto rivitalizzante che la natura esercitasull’uomo quale maestra di bellezza, in risposta alla bruttezza etica ed estetica dell’artecontemporanea.Benedetto Caselli sa bene che nell’arte l’anima di un’epoca non indossa mai la mascherae pertanto alla luce della crisi di senso di certe distorsioni dell’arte odierna cheportano al disorientamento egli ammonisce: “Non abbiamo un futuro, se non abbiamouna visione del futuro”. All’interno di questa visione egli ci invita a non lasciare insoddisfattala nostra fame di bellezza e a impegnarci per essa. Tali distorsioni sono il risultatodell’allontanamento dalla dimensione etica a cui egli contrappone la bellezza delle ideeche scaturisce dal connubio di etica ed estetica come rimedio terapeutico per l’uomo “altermine”. Benedetto Caselli non ha la presunzione di mostrarci quale sarà il nostro futuro:“Il futuro che dipingo non è certo quello che si prospetta”. Compito dell’artista è soloquello di indicare una via possibile. La sua arte archeofuturibile è un valido contributoche aiuta a formare in noi quella visione unitaria di un futuro a misura d’uomo che nondimentica i suoi primordi. E di questo segno di speranza gli siamo molto grati."L’onirico sentimento di un futuro antico" di Pierluigi RauseiHo il piacere di essere Amico di Benedetto da molti anni. Seguendo il suo percorsod’uomo e d’artista ho avuto lo straordinario privilegio di accompagnarlo in momentipreziosi della sua crescita personale e del suo formarsi artistico. Ero al suo fianco qualetestimone delle nozze con Alessandra, con lui come Presidente del “Premio Josepin”ho vissuto l’evento “Edifici del mito”, insieme eravamo nei due incontri al Quirinale congli ex Capi dello Stato Scalfaro e Ciampi ai quali ho avuto l’onore di presentarlo comePresidente dell’associazione “Giovani & Liberi”.Essere ora chiamato a scrivere su di lui, sui suoi aforismi, sulla sua arte, è una sfida chemi obbliga a superare i pregiudizi del cuore che l’Amicizia pura veicola, al di là del tempoe dello spazio, per consegnare al lettore un giudizio critico leale e spassionato.L’occasione di questa personale ascolana si offre come una sintesi perfetta della visionedell’arte e del mondo che Caselli coltiva da quasi un quindicennio. Dai meno recentidipinti ad olio, passando per gli acquerelli e le chine acquerellate, fino alle ultime operedigitali l’ideale artistico si presenta compiutamente delineato attraverso una miscelacomplessa che coniuga la consapevolezza, quasi mistica e a tratti estatica, di unavisione onirica, con la coscienza limpida e netta di un sentire profondo dell’urgenzaintima di una radicale armonia fra l’uomo e il tempo, fra l’umano e il primordiale istintodell’essere naturale.L’archeofuturibile di Benedetto è in realtà la declinazione pura di un riappropriarsi daparte dell’uomo del suo legame con la natura, che non permette di smarrire lo spessoremorale ed etico del vivere quotidiano, che non consente di svilire il guardare intensamenteun orizzonte capace di dare senso al senso del dipanare del tempo. La compostezzaarmonica del paesaggio, la leggibilità completa delle forme, la caratterizzazionearchitettonica degli spazi, perfino le linee dei vestimenti delle figure umane rappresentano,nelle opere di Caselli, un rinvenire continuo di un nesso di collegamento fra unantico da recuperare e un futuro da immaginare, lontani però da stereotipi e da troppofacili schematismi.Sulla stessa falsariga si muovono gli aforismi di Benedetto dove il nostro si rivela e sisvela nella sua profonda umanità, di figlio, di marito e di padre.Il senso morale, la verità, la giustizia, la libertà assieme a tutti i valori positivi occupanoi pensieri di Caselli che ci consegna parti importanti del suo mitico “quaderno” e mostradi non accettare omogeneizzazioni e di non tollerare finzioni e ipocrisie.Anche nel giudizio sull’arte non c’è rinuncia allo sforzo di conquistare la verità e di conservarlae praticarla. Così il dolore merita memoria e i ricordi diventano la ragione delriprendere il filo dei discorsi e di una narrazione quasi interrotta.Al bivio fra perdere tempo e guadagnarne Benedetto ribalta le logiche del contemporaneoe considera guadagno la semplicità del vivere, l’ascolto dell’amico.Sullo sfondo, sia nelle opere che negli aforismi, troviamo una spiritualità che si fa atratti religiosità, che guida comportamenti e pensieri.L’amore diventa forza motivante e liberante del vivere: nella visione del mondo di Casellinon c’è posto per la fine dell’amore e l’amore è l’unico solvente della inquietudinedel tempo presente. La persona che ama è quella che sa e può liberare l’amato dai pesiche gravano sulla sua anima.La verità del vivere esige quella forma di sincerità minima declinata nel fare ciò che sidice e nell’essere quello che si fa.La vita, poi, viene percepita come un divenire che non si consuma alla fine, ma “nelfrattempo”, quale sommo itinerario di frammenti vissuti pienamente e intensamente,l’uno dietro l’altro, senza dimenticare la presenza del male, ma anche evitando di abbandonarsial nanismo interiore che spinge a soffermarsi su particolari troppo spessoinutili e comunque non essenziali.Alla fine del percorso narrativo e artistico il lettore e il riguardante si accorgono cheper Benedetto i doni più preziosi sono l’amore dato (e ricevuto) senza chiedere nulla incambio e il vivere una vita distaccata dai beni materiali e fissata sul valore dell’immateriale."La strategia dell’impossibile" di Lucio Del GobboLe “Sculture da abitare” e le “Città volanti” sono gli aspetti più recenti e maturidella visione utopica di Benedetto Caselli. Trattasi di composizioni di forme zoo ed antropomorfeaggregate ad elementi architettonici, che nell’insieme si presentano comecostruzioni inserite in un paesaggio o vere e proprie città sospese nei cieli sovrastanti,con speroni ed anfratti, loggiati, piagge e giardini, in apparenza praticabili. Ricordanocerti assemblaggi figurali di Savinio (Monumento agli oggetti, ai giocattoli, ed altro),ne evocano appunto la monumentalità, ma soprattutto il sottile gioco illusionistico ed ilfantasmagorico meccanismo di finzione.E’ chiara l’impostazione surreale: la stessa provocazione, la medesima eterogeneità dielementi, la sproporzione delle situazioni, delle forme e degli esseri. La commistionetemporale che vi appare (una stratificazione di epoche davvero spiazzante, dall’era deidinosauri si arriva appunto alle architetture medioevali e ad oggetti e forme attuali)concorre sì a una suggestione intensa, e dunque a una qual certa immedesimazione delriguardante, ma nel contempo dichiara l’improbabilità e l’utopia di tutto il contesto.Una ricerca, quella di Caselli, già delineatasi con nettezza nella serie de “Le forme deldesiderio”, documentata da un bel catalogo e da una mostra presso la Facoltà di Letteree Filosofia dell’Università di Macerata (1996).Anche in quel caso agiva una strategia d’invenzione con inserimenti di realtà e cambiamentiimprovvisi di prospettive, che però non stravolgevano la verosimiglianza el’equilibrio dell’insieme: erano archi che incorniciavano specchi o schermi fittizi in cuiapparivano, come in un cinescopio, combinazioni di realtà e fantasia. (…)Definisce “archeofuturibile” la sua visione, perché rivolta a un futuro che ha come referentile antiche civiltà. In essa risultano cancellate alcune aberrazioni di questo tempo:nella pittura egli le esorcizza occultandone le tracce, e facendo tornare il rapporto conla natura prevalente nell’organizzazione sociale, sino a prefigurare un ideale bucolico,di inviolata serenità. Un sistema cibernetico il suo, che adombra a possibilità futurebasandosi su analogie, tra natura e civiltà, già dimostrate dalla storia.(..) Nella concezione di Caselli all’arte spetta il compito di comunicare una profonditàdi sensazione mediata dalla saggezza, dalla riflessione: deve essere portatrice di esperienze,e testimoniare l’accrescimento progressivo della consapevolezza umana riguardoal tempo e alla storia. Non crede invece a un’espressione che traduca solo l’enfasi diun momento: un singulto irrazionale, senza interrogativi o proposte.Non l’esternazione di uno sfogo che può essere determinato da uno stimolo negativo,addirittura, ma un’espressione guidata dalla riflessione e dalla saggezza, questoil suo ideale. L’emozione si uniforma a questo fascino che proviene da una tradizionesapienziale. E’ l’emozione dunque della verità: alla luce dello scetticismo contemporaneoquasi una follia. Come sembra follia negare oggi la necessità della tecnologia,dell’automazione, di un sistema economico che ottimizzi le risorse secondo criteri dimero sfruttamento.(…) Così nei suoi quadri sembra annullato il tempo. Esso è questione solo contingente,in assoluto non esiste. La visione del futuro è un pò anche la visione della Città celestedescritta dalla Bibbia: ci sarà un tempo in cui tutti i tempi saranno uno stesso tempo. El’uomo si libra in alto, ed è sempre rappresentato piccolo rispetto alla natura, alla grandezzadegli alberi e all’ampiezza del paesaggio. Viene riproposto il rapporto di grandezzecome metodo espressivo. (…)Il suo sguardo estatico all’equilibrio, all’armonia, non privilegia l’estetica ma neanchela esclude. La vita ed il tempo, nella sua visione, non passano invano ma fruttificano insaggezza. Egli teme che questo lascito storico, anche remoto tenda ormai a disperdersi,e ne auspica strenuamente un recupero.Questo il suo sogno. Il suo surrealismo visionario prende avvio da questa tenace aspettativa,e la pittura ne concretizza la proposta e l’intento di profezia.Anche se il linguaggio di Caselli vuole cozzare in modo vistoso e virtuoso con certe modalitàdell’espressione contemporanea, contestandole, è da considerare uno strumentosostanzialmente propositivo e riferito soprattutto a modi di vita. Il parametro a cui eglivuole riferirsi, infatti, non è il linguaggio, ritenuto più o meno ideale, ma un sistemadi vita, un’idea di civiltà. Si potrebbe pensare a un Futurismo applicato alla rovescia,senza un intento reazionario, ma con la prospettiva appassionata di superarne i limitie la provvisorietà. (…) Se appare dunque straordinaria, nella sua ricerca, una capacitàespressiva tanto evidente e precoce, deve risultare ancor più eccezionale il fatto che,sebbene così giovane, sia capace di sostenere un tale impegno ideale, e con tanta fedenel professare e proporre, in senso etico oltre che poetico."La speranza nel futuro" di Fabrizio Paoletti“Sono convinto che l’oggetto d’arte debba avere un suo valore intrinseco, un pezzo dicorda è sempre un pezzo di corda, anche se lo metti in un museo”*La mia personale convinzione è che le “brutture” di buona parte dell’Arte Contemporanea,abbiano allontanato il pubblico dalla vera Arte, danneggiando chi ha le capacitàtecniche e la ricchezza interiore per poter proporre le proprie idee. Per fortuna ci sonopersone che hanno ancora il coraggio di manifestare un messaggio ricco di contenuti edi spunti sui quali poter discutere, dimostrando il proprio valore senza voler stupire adogni costo. E Benedetto Caselli fa’ sicuramente parte di queste.“Sono dell’idea che tutto quanto voglia essere detto dall’arte, attiene tanto più al suofine, quanto più vi sia forza di comunicazione nell’opera d’arte stessa, o ancor meglio,nel mezzo che la comunica”*. Non mi risulta complicato spiegare per quale motivo leopere di Benedetto Caselli mi abbiano tanto colpito, sin dall’inizio. Se il messaggio chel‘Artista vuole comunicare deve lasciare un segno, è necessario che sia forte, chiaro (manon banale) e ricco di contenuti. Per farlo può servirsi anche della pericolosa (perchéestremamente difficile da gestire) arma della provocazione intellettuale, per risvegliaredal torpore le coscienze del pubblico. In fondo Marinetti negli anni della nascita delfuturismo lanciava lo slogan: “Guerra sola igiene del mondo” per spingere la societàa prendere coscienza del difficile momento che tutti avrebbero dovuto affrontare. Ilfuturo, visto attraverso la maggior parte dei dipinti di Benedetto, ci presenta i segni diuna civiltà (la nostra) ormai scomparsa, mentre accenna, senza quindi mai svelarlo inmaniera netta, precisa, che ne sia sorta una nuova e molto avanzata. Introduce, quindi,una nuova corrente di pensiero quella del Terminalismo, ovvero la convinzione che laSocietà attuale, spinta dalla mancanza sempre maggiore di valori, stia correndo comeun treno impazzito verso una fine in qualche modo fisiologica ed inevitabile. E’ un messaggioche provoca lo spettatore, che stimola la critica facendo riflettere su quello che cicirconda in questa fase storica, ma non è mai catastrofista. Non c’è alcun “furbo” disfattismo,né alcuna “facile” polemica. Al contrario nei suoi dipinti si “respira” la fiducia, si“tocca” la solarità di un avvenire dove uomo, tecnologia e ambiente convivono insieme.Un messaggio di speranza, quindi, ed un invito affinché l’essere umano comprenda cheil Futuro è solo un istante che ci attende lungo la linea temporale e che assume un piùgrande valore la visione che di esso ognuno di noi si costruisce con le proprie idee, leproprie speranze e le proprie critiche perché in fondo “Non abbiamo un futuro, se nonabbiamo una visione del futuro”*.* Aforismi di Benedetto Caselli Una manifestazione complessa e articolata quella organizzata da Ascoli da Vivere, fatta di due principali eventi: il primo presso il Palazzo dei capitani di cui la mostra di dipinti e sculture dell’artista Benedetto Caselli, il secondo un concorso per le scuole primarie della provincia, attraverso il quale i ragazzi sono stati chiamati a disegnare la città del futuro. La manifestazione svolta in collaborazione con il comune di Ascoli, la Provincia di Ascoli e la soprintendenza ai beni archeologici della Regione Marche è partita con l’inaugurazione della mostra il 30 dicembre 2009 presso il Palazzo dei Capitani, mostra che è rimasta aperta fino al 17 gennaio 2010; dopodichè è continuata con lo svolgimento presso alcune scuole elementari della provincia del concorso: “Archeofutur: la città del futuro”, con il quale si è chiesto ai ragazzi che frequentano la 3°,4° e 5° elementare, di fare un disegno che rappresenti la loro visione del futuro, la loro “città del futuro”.Degli elaborati migliori è in corso presso il Centro Commerciale al Battente l’esposizione (dal 1 al 10 febbraio 2010).Tra i partecipanti verranno selezionati dal Prof.critico e storico dell’arte Stefano Papetti, tre vincitori, secondo criteri di originalità ed attinenza al tema proposto.La premiazione avverrà presso una delle scuole partecipanti entro il mese di febbraio 2010. Archeofuturibile: la città del futuroda un' idea di Benedetto Caselli Concorso per le scuole primarie "Archeofutur: la città del futuro". Guarda i disegni http://www.ascolidavivere.it Per poter visualizzare tutti i contenuti è necessario avere la versione attuale di Adobe Flash Player. |
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